Ci viene da più parti richiesto di aprire su questo sito un ragionamento riguardo la recente tornata elettorale. Per tutti la sollecitazione da parte del socio Attilio Pandini. Diversi soci hanno del resto partecipato come candidati alle amministrative, a partire dal presidente. Tale partecipazione ha rivestito un carattere del tutto personale, come personali saranno i giudizi che in questa sede si vorranno esprimere contribuendo alla discussione. Come Società Operaia ci sentiamo autorizzati a proporre alcune valutazioni del voto di carattere oggettivo, legate alle motivazioni fondanti e che ancora ispirano il nostro sodalizio. Lasciamo, come detto, ai soci l’approfondimento, che auspichiamo ricco e vivace. Per prima cosa la partecipazione al voto: in Europa meno di un elettore su due si è recato alle urne. Un’affluenza in progressiva flessione, tornata dopo tornata. Più buono rispetto agli altri paesi il dato italiano, ma qui è evidente il trascinamento derivante dalla concomitanza delle amministrative. Di Europa si è infatti parlato poco, o niente. Del resto anche i temi locali sono stati affrontati in maniera piuttosto didascalica (più per le provincaili, un po’ menglio per i comuni). Il voto è stato orientato molto al valore di test di gradimento alle azioni dei vari governi. Cosa normale, ma che non dovrebbe rappresentare l’esclusività della motivazione di voto. In ogni caso allarma quello che appare come una vera e propria crisi della democrazia rappresentativa, ovvero il fatto che più della metà dei cittadini europei non ritengano nemmeno dover delegare alla politica, nelle sue articolazioni democratiche, le proprie istanze. Non di sola disaffezione si potrebbe trattare, ma anche di come si ritenga che le istituzioni influiscano ed intervengano ben poco sui problemi quotidiani dei cittadini, rispetto ad altre entità, su tutte l’economia reale. Di nostro potremmo aggiungere che una preoccupazione in più è data dal consenso assegnato, da chi a votare c’è andato, a quelle forze che meno affermano i valori legati ai diritti di cittadinanza ed alla solidarietà, ma anche esplicitamente orientate a quell’”euroscetticismo” che rischia di emarginare l’Europa, riducendone di parecchio il ruolo rispetto alle enormi sfide che ci aspettano. In più, in Italia, l‘affermazione ottenuta da forze politiche che sempre di più manifestano, attraverso i loro leader, insofferenza verso le istituzioni democratiche (es. ridicolizzazione ruolo del parlamento), ma anche per il libero ruolo dell’informazione. In relazione al dato amministrativo locale un paio di considerazioni, lasciando ai singoli commenti più approfonditi. Una decisa politicizzazione per le provinciali, con simboli di partito ed interventi di big nazionali, una rincorsa allo smarcamento dai partiti ed alla caratterizzazione “civica” alle comunali. In ogni caso un voto ben orientato: netta vittoria del centro-destra, con i maggiori consensi alla Lega. Quello che non è possibile condividere è la teorizzazione, operata in campagna elettorale, della necessaria uniformità ploitica delle amministrazioni. Tradotto: la convergenza politica tra i diversi livelli di istituzione apre la strada all’afflusso di risorse dal centro alla periferia. Ciò appare, oltre che antidemocratico, ricattatorio. Un primo banco di prova dell’autonomia delle amministrazioni comunali, guidate da liste “civiche”, è data dalla formazione dell’assemblea di Comunità Montana, ed in particolare dalla nomina di presidente e direttivo. |