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Egregi signori, seguo con molto interesse il dibattito sul vostro sito riguardante gli ultimi risultati elettorali e sia pure da lontano, avendo lasciato Chiavenna da più di quarant’anni, vorrei intervenire con qualche osservazione. La cosa che più mi ha colpito sono state le dimensioni dell’affermazione della Lega e su questo vorrei fermarmi, premettendo che personalmente non condivido l’impostazione generale del movimento. Mi sembra però di dover interpretare questa affermazione anche come l’aspirazione, forse inconscia, ad una forma di autogoverno della Valle. Proprio a questo proposito mi sono tornate fra le mani alcune pagine di un manoscritto della fine del Settecento trovato molti anni fa fra molte carte nel solaio della nostra casa di Chiavenna. In questo “Progetto di Pacifica divisione fra la Magnifica Comunità e le lodevoli Vicinanze di essa Comunità di Chiavenna” si indicano minuziosamente suddivisione dell’estimo, competenze dell’una e delle altre senza che “vi possano avere la minima ingerenza”, suddivisione dei dazi e delle spese e così via descrivendo per alcune pagine. Da queste pagine mi sembra di trarre un insegnamento fondamentale: la profonda diffidenza verso la rinuncia a parte della competenza sulla gestione del proprio piccolo territorio (pensiamo che si tratta di piccole comunità come Pianazzola o Campedello). Questa stessa diffidenza mi sembra che persista nei riguardi di una fusione che riguardi i Comuni della Valle e credo che costituisca un ostacolo, anche se sottaciuto, alla sua realizzazione. Penso che, prima di pensare a federalismi non ben specificati, con il pericolo di ripetere in chiave regionale il centralismo romano e rinunciando alla necessaria forza dello Stato, unico a capace di attuare quel sistema di controlli necessari a combattere efficacemente il degrado criminale che insiste su alcune regioni, sarebbe interessante estendere una più ampia autonomia amministrativa in piccole unità omogenee come la Valchiavenna. L’assorbimento dei piccoli Comuni unito ad una soppressione delle Province permetterebbe da sé un’economia di scala interessante e potrebbe portare ad un aumento delle competenze. Certo che, trattandosi di un’operazione che richiede “pazienza e tenacia”,come tratteggiato da Attilio Pandini, c’è da chiedersi se esiste la volontà diffusa di perseguire questo obiettivo molto concreto. Un cordiale saluto. Elio Carnazza
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Non essendo un assiduo frequentatore del sito della SDO, ho scoperto solo nei giorni scorsi il dibattito che si è aperto sul “dopo elezioni”. Ne approfitto per inviare un mio contributo, scritto a metà giugno, che tuttavia ritengo ancora attuale soprattutto nella sua proposta conclusiva: incontrarci, fisicamente, per avviare un’ampia riflessione tra tutte le persone preoccupate dell’attuale clima culturale e politico, disponibili ad attivarsi localmente per costruire un’alternativa progressista credibile e convincente. La SDO potrebbe farsene promotrice? Lorenzo Scaramellini
L’esito elettorale del 6/7 giugno “certifica” una situazione non certo nuova ma sempre più preoccupante, suscettibile di ulteriore aggravamento. Si tratta di una situazione che non riguarda solo i partiti, né il solo ambito istituzionale. Il problema coinvolge tutte/i le/i cittadine/i che non si riconoscono nella cultura che esprime, tra l’altro, forze politiche come il Popolo della Libertà e la Lega Nord e che anzi ritengono il consenso sempre più ampio che riescono a raccogliere, sintomo della regressione culturale in atto, non da oggi.
Siamo nel mezzo di una forte crisi culturale che riguarda tutti i… “progressisti”: partiti, sindacati, associazioni, singole/i cittadine/i. Riguarda diverse aree culturali: la sinistra “radicale” e quella “moderata”, parte dell’area cattolica, l’area pacifista/ecologista/nonviolenta, parte del popolo del volontariato e dell’associazionismo. Riguarda ambiti territoriali diversi: da quello locale/cittadino, a quello provinciale, regionale, nazionale, sovranazionale.
La crisi culturale è profonda e complessa. Non promette di risolversi in tempi brevi, né con iniziative isolate.
Un’altra lezione del 6/7 giugno è che nessuno ha soluzioni in tasca. L’esito elettorale è stato negativo per tutte/i, a prescindere dalle scelte operate: dalle più radicali alle più prudenti, chi ha chiesto conferme e chi ha proposto rinnovamenti sostanziali di programmi e di persone, i centri e le periferie, le zone tradizionalmente più moderate e quelle più progressiste, zone dove c’è un tessuto sociale attivo e dove è più spento, chi ha tentato di attrezzarsi per tempo e chi ha tentato di “improvvisare”…
Di fronte a tutto questo o ci si arrende o si tenta di ragionare, capire e reagire. Per farlo c’è bisogno di tutte/i, superando tutti gli steccati di contrapposizione che spesso, finora, hanno compromesso il dialogo e il confronto. Non si tratta di ignorare le differenze (legittime e addirittura necessarie) ma di coinvolgere tutte le forze/persone disponibili in quel confronto approfondito che la gravità della situazione richiede, nella prospettiva di elaborare percorsi che potranno anche essere diversi e che (verosimilmente) lo saranno.
Avverti anche tu il disagio per l’attuale situazione politica e culturale? Partiamo da lì, incontrandoci…
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Luca dei Cas mi accusa di usare, nella mia analisi delle elezioni in Valchiavenna, "un'acredine di altri tempi", avanzando come unico argomento, peraltro piuttosto misterioso, il fatto che negli anni Settanta egli stava frequentando l'asilo: con ottimi risultati, sembra evidente. Invitato cortesemente una prima volta a precisare le sue accuse, per due settimane non risponde. Invitato una seconda volta, prima tiene per giorni il mio intervento a bagnomaria con una scusa meschina; poi ancora non risponde, ma lamenta che io sia ossessionato dal desiderio di "conoscere la sua opinione". Per la verità la sua opinione sui risultati elettorali Dei Cas me la diede - tutti possono leggerla su questo blog - e mi sembrò una difesa d'ufficio non molto brillante. Con un solo piccolo "colpo d'ala", purtroppo fuori luogo, là dove, riecheggiando una famosa frase di Berlinguer, egli affermò con orgoglio la "diversità" della sinistra chiavennasca: "Noi siamo differenti nei valori, nei comportamenti e nelle scelte". Proprio questa particolare scelta non suonò felice; come d'altronde non fu felice l'affermazione di Berlinguer, se addirittura Piero Fassino, quando era segretario dei Ds, la definì "un'autoconsolatoria riaffermazione di identità: di cui si rivendica la 'diversità' come se la differenza fra noi e gli altri fosse un fatto genetico e non più semplicemente programmatico" (Fassino: "Per passione", Rizzoli, pag. 160).
Dunque non chiedevo a Dei Cas la sua opinione, bensì le ragioni della sua accusa di "acredine". Ma egli non è capace di rispondere. E per non rispondere, appiccica un "cappello" in corsivo al mio contributo, in cui recita insieme da giudice e da parte in causa. Cercherò allora di aiutarlo, andando a trovare nella "parte centrale" - unica sua indicazione - del mio primo scritto le note che possono averlo irritato. Dunque: anzitutto egli non potrà contestare la mia affermazione secondo la quale fino a ieri la sinistra accusava la Lega Nord di razzismo e irrideva al federalismo. (D'Alema diceva ancora poche settimane or sono: "Sento dire che il federalismo fiscale darà più soldi a tutti, ridurrà le tasse e magari curerà pure il raffreddore, come certi rimedi miracolosi del Far West..."). E neppure contesterà l'abbastanza recente, in prospettiva storica, conversione della sinistra al riformismo, un tempo disprezzata dottrina dei "traditori" socialisti e socialdemocratici, bollati da Stalin e da Togliatti col marchio di "socialfascisti".
Rimane soltanto, fra i possibili capi d'accusa, la mia definizione di "cosiddetti progressisti" rivolta alle sinistre e in particolare agli ex o post comunisti. E con ciò intendevo affermare che la sinistra italiana, nonostante la profonda crisi che da anni la scuote, persiste nella sua tradizionale vocazione conservatrice. Osserva il friulano Alessandro Maran, capo del gruppo Pd alla Commissione esteri della Camera: "La crisi del Pd è frutto di un cambiamento molte volte promesso e molte volte rinviato e contraddetto" (www.alessandromaran.it). Insiste Claudio Petruccioli, già nella segreteria del Pci e del Pds: "La sinistra farebbe bene a domandarsi se, per caso, non siano invecchiati i suoi strumenti di analisi. [....] Per esempio, restare attaccati, oggi, a categorie e schemi classisti non preserva ma vanifica la capacità critica, non alimenta spinte al cambiamento ma le spunta". (Petriccioli: "Rendi conto", il Saggiatore, pag. 227). E ancora Fassino: "Mi ha sempre colpito l'inspiegabile contraddizione per cui la sinistra nasce su un'intuizione di Marx - il movimento è il motore della storia - ma poi guarda spesso con timore e ostilità a tutto ciò che muove" (op. cit., pag.156).
Anche dei Cas, che è presidente della SDO, guarda con ostilità alle nuove idee, è infastidito da questo dibattito politico, sembra augurarsi in cuor suo che nessuno più vi partecipi, vuol farsi dimenticare. E invece merita una risposta chiara e puntuale, ed è questa: tocca a lui, prima che a me, di recarsi al bar della SDO, per tentare di spiegare ai soci in quale misura la sua fallimentare iniziativa di aderire a una lista (che sapeva, per sua stessa ammissione, destinata a un'impietosa batosta) rischi di riflettersi negativamente sulla stessa Società, che in questi momenti proprio non ne avrebbe bisogno. Ma sarei ingeneroso se non riconoscessi che nel suo annaspare qualcosa si salva. Una citazione è giusta, anche se sottaciuta. Quella di Pier Luigi Bersani, il quale ha affermato che il suo partito "sarà come una bocciofila". Auguri. |
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(LDC) Sull'indirizzo e-mail della Società Democratica Operaia è giunto l'intervento sottoriportato. Sul nostro sito chiunque può scrivere inserendo il testo nell'apposita pagina (cliccare sul tasto SCRIVI e procedere....). La casella di posta elettronica ha altra funzione e non certo quella di mantenere aggiornato il sito. Immaginare altro è......fuori luogo. Onde evitare che i menbri del direttivo ricevano ulteriori "sospettose" telefonate provvedo personalmente ad inserire integralmente quanto ricevuto (cosa, lo ripeto, che è stata facilmente fatta in autonomia e con le modalità sopradescritte, da tutti gli intervenuti). Infine, al socio Attilio Pandini, consiglio di non aversela a male (ma prenderne ovviamente atto) se, come scrive sotto, i nuovi amministratori (con l'esclusione di Omar Iacomella e, bontà sua, anche del Presidente della SDO), i sindaci ed i consiglieri provinciali non colgono gli stimoli di una discussione da lui richiesta e tenacemente sollecitata (anche nelle repliche). Non si angusti, passi dal nostro bar e vedrà che, a tutte le ore, troverà sempre qualcuno disposto ad ascoltarlo ed a discutere la sua opinione. Da sabato poi riapriamo anche i campi da bocce per cui, se lo vorrà, potrà farsi anche una partitina..... PS: per quanto riguarda la reiterata richiesta della mia opinione (caro socio, dai tuoi tre post è evidente che per te la mia opinione è divenuta una vera ossessione.....) mi sembra francamente superfluo soffermarmi su ciò che è chiarissimo a tutti (Pandini prosegue a cimentarsi nella parodia di ciò che ho scritto ma non credo, con "il rispetto dovuto", che ciò giovi alle sue argomentazioni).
L’intervento del signor Omar Iacomella è benvenuto. Egli è il primo e finora l’unico amministratore locale (se si esclude il presidente della SDO) a entrare nel dibattito che qui ha preso le mosse, quasi due mesi orsono, proprio dai risultati delle elezioni in Valchiavenna. Eppure il sito della SDO, l’ organizzazione laica più importante della valle, è ben conosciuto e seguito. C’è da domandarsi se sia giusto continuare a vantarci delle nostre antiche tradizioni di vita democratica e di partecipazione al dibattito politico, quando poi non si raccoglie l’occasione offerta da questo sito di confrontarsi, di dibattere i problemi locali e le loro possibile soluzioni, insomma di “creare discussione - come chiede il signor Omar - all’interno della vita politica valligiana”. Speriamo che il suo esempio sia seguito da altri consiglieri comunali e provinciali. Perché di questioni concrete e urgenti ce ne sono tante. L’amico Renato Cipriani, in un intervento tanto acuto quanto pacato, ci ha ricordato i problemi della sicurezza, le ingiustizie burocratiche, il colpevole disinteresse della regione lombarda per le infrastrutture viarie e i collegamenti internazionali della nostra provincia. Anch’io auspicavo, rispondendo a una domanda sulle Comunità montane, un sollecito intervento dei nuovi amministratori della provincia e dei comuni per impegnare finalmente la regione Lombardia a discutere un piano organico di sviluppo delle nostre valli. (Sarebbe utile poter intendere a questo proposito almeno il parere dei consiglieri provinciali e dei sindaci recentemente eletti in Valchiavenna. Forse giova ricordare loro, con tutto il rispetto dovuto, una regola troppo spesso, e a torto, presa sottogamba: gli eletti, in democrazia, sono tenuti a render conto agli elettori, i quali li giudicheranno - sulle azioni ma anche sui silenzi - con lo strumento sovrano del voto). Inoltre una notizia molto importante non ha ancora trovato spazio su queste colonne: ed è la recente decisione dei comuni della Bregaglia svizzera di unificarsi in un solo comune di valle, distribuendo fra i comuni preesistenti incarichi, responsabilità e uffici, realizzando in questo modo una migliore funzionalità e insieme importanti economie di scala. Lo stato, cioè il cantone Grigioni, ha contribuito con 5,5 milioni di franchi, circa 3,65 milioni di euro, all’avvio della nuova esperienza amministrativa: ecco, nei fatti, un esempio di sussidiarietà federale ben intesa. Da noi si parla del comune di valle da almeno un decennio, fra l’indifferenza di molti e l’ostilità di non pochi, senza che il comune di Chiavenna abbia portato avanti con fermezza e continuità l’iniziativa di aprire un tavolo di confronto, alla ricerca di una formula che favorisse il processo di unificazione garantendo i diritti dei piccoli comuni. (Fra parentesi, e non è di poco conto, il nuovo comune di valle bregagliotto ha anche concesso, primo della Svizzera italiana, il diritto di voto amministrativo agli stranieri ivi residenti col permesso C, cioè che vivono nella confederazione da più di 5 anni). Chiudo questo intervento ricordando che attendo ancora la risposta di Luca Dei Cas alle mie precise domande. Non si può accusare qualcuno di esprimersi con “un’acredine di altri tempi” rimanendo poi nel vago, senza scendere alle prove concrete, sottraendosi così al contraddittorio. Altrimenti si ricadrebbe in uno dei soliti - e ormai da (quasi) tutti deprecati - tentativi di “demonizzare” chi non è d’accordo con noi. Se così fosse, i giovani (per riprendere un tema della sua polemica) si dimostrerebbero purtroppo ben più vecchi degli anziani.
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Gentili signori, è la prima volta che mi capita di visitare il vostro blog, per cui ritengo fondamentale presentarmi prima di esporre, in maniera democratica e non assolutista, le mie idee e di conseguenza l’analisi del voto valchiavennasco. Sono Omar Iacomella, consigliere del comune di Piuro, nel gruppo di minoranza “per i cittadini di Piuro”, militante della Lega Nord. Ho letto con attenzione l’articolo del signor Pandini, ed ho quindi fatto prima di tutto una analisi sul suo intervento. Penso che lei, signor Attilio sia un federalista convinto, in quanto ha colto in pieno quali sono gli ambienti dove l’elettorato valchiavennasco percepisce di più le esigenze di riforme radicali del sistema non solo tributario dello stato italiano: la Svizzera, nostro principale datore di lavoro. Senza entrare nel merito dell’argomento frontalieri penso che un buon 90% di essi abbiano votato quantomeno a centro-destra, con un’alta percentuale di voti versati verso la lega ed un po’ meno verso il PdL. Questo per una ragione molto semplice che lei stesso citava all’inizio del suo scritto: la territorialità e l’attenzione alle persone. Un’analisi approfondita della disfatta del PD non solo a livello locale ci dimostra che i popoli italici stanno apprezzando l’operato del governo, al di là dei gossip e cose di basso spessore che possono circondare la vita di ogni privato cittadino. Oggi è facile definirsi federalisti, anzi è vantaggioso. Lo stesso Veltroni in Morbegno ne citava alcuni passaggi. Ma nei fatti? Dal 2006 al 2008 non si è più parlato di federalismo…e fino al dopo elezioni 2008 il presidente del PD non era di certo Maroni o Castelli. Ma ecco che l’elettorato si sveglia. Non crede più nelle bugie romane e affida il suo voto a chi, con entusiasmo e carisma, porta avanti i bisogni veri e reali della gente. Ricordiamoci quali erano le priorità del governo Prodi 2006-08: Pacs, Indulto. Oltretutto non ha saputo dare quelle risposte ai propri elettori come promesso in campagna elettorale. Gli oltre 100 ministri avevano già fatto arricciare il naso a molti, subito dopo il voto del 2006. Sono convinto altresì che all’interno del PD, soprattutto al nord come Chiamparino o Cacciari siano idealmente federalisti, legati però dalle decisioni di un partito nato e cresciuto tra i palazzi romani, staccati quindi dalla realtà e alle esigenze della gente del nord. Il voto della lega nord non deve essere demonizzato come l’avanzare di xenofobia o altro che, di certo, non si addice a noi lombardi o veneti, da sempre popoli ospitali e generosi, ma allo stesso tempo desiderosi di vedere rispettate le regole da parte di residenti e non. Il voto di massa verso la lega identifica un malessere della nostra gente per cui, da il voto all’unico movimento veramente federalista e, permettete, concreto. Ogni nostra promessa viene mantenuta. In provincia si possono vedere gli ottimi risultati ottenuti per la nuova Ss. 38, le tangenziali di Morbegno e Tirano e il sottopasso di Novate. Questi dati non vanno di certo letti come una mancanza di attenzione alla nostra Valchiavenna anzi, dobbiamo ricordarci che la Valtellina è molto più industrializzata e trafficata della nostra valle. Per di più la Ss 38 serve circa 156.000 persone, a differenza dell’ultimo tratto della 36 che ne serve 23.000. Questo non significa che siamo dimenticati, ma sul livello delle priorità dobbiamo riconoscere che la Valtellina è un vero colabrodo per quanto riguarda il traffico. Anche in provincia quindi è stato premiato il lavoro di Provera, ancor di più alle europee dove solo nella nostra valle il 47.5 ha votato per l’europarlamentare sondriese. Tornando al discorso di principio, la Lega ha attirato verso di se i voti di una nuova “classe sociale” eterogenea : sia l’operaio che l’artigiano, sia lo statale che il libero imprenditore, sia lo studente universitario che i pensionati hanno votato lega. Questo, scusate, ma fa un po’ beffa a quello che è il nome della vs. associazione che, probabilmente, con gli anni ha dimenticato quale fosse il suo vero scopo di partenza. Torno a ripetere che non siamo demoni, ma siamo gente che lavora credendo in un’Italia Federale, più vicina ai valori e alle esigenze dei vari popoli. Facendo questo, state pur certi che i voti “scappati”dai populini di sinistra andranno avanti imperterriti a votare Lega Nord. Ci piacerebbe anche creare discussione all’interno della vita politica valligiana. Come ben noto più volte all’anno ospitiamo onorevoli e “big” della Lega. Perché non proporre tavole rotonde sugli argomenti sopracitati da Pandini? Costituzione, legalità e Federalismo. Idee a confronto per un unico obbiettivo. Il progresso della nostra amata Valle. Saluto cordialmente Omar Iacomella |
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Gli interventi di Attilio Pandini e degli altri mi stimolano ad alcune modeste considerazioni. Sono anch'io convinto che l'ottimo risultato elettorale della Lega è dovuto principalmente all'intelligente attenzione alle esigenze del territorio e, in larga parte, all'esempio che ci viene dalla vicina Svizzera: moralità pubblica, autogoverno, infrastrutture al passo coi tempi, attenzione al turismo...
Però... se questo può essere vero per l'affermazione della Lega (almeno in parte o almeno nelle aspettative di gran parte dei cittadini che l'hanno votata), lo è molto meno per l'affermazione del Popolo della Libertà. Ritengo che nell' orientamento del voto abbiano giocato anche i problemi della sicurezza, le paure, le ingiustizie e la burocrazia. Ma non è di questo che vorrei parlare.
Chiavenna e la sua valle, come Bormio, hanno avuto lunghi periodi di relativo benessere e di vivacità economica e culturale ogni qual volta sono state luogo di passaggio tra il nord ed il sud delle Alpi. Dall'unità d'Italia ad oggi questa (piccola) porta verso l'Europa è stata progressivamente chiusa qualsiasi regime o governo dirigesse l'Italia. Inoltre, la massiccia emigrazione in Svizzera, a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, ha reso evidente la contraddizione tra la centralità economica degli emigranti e la loro irrilevanza politica culturale e sociale. Ma torniamo alle Alpi. Si sperava che l'istituzione delle Regioni contribuisse a valorizzare le particolari esigenze dei territori. E invece Milano, come al solito, si disinteressa o affida ad altri la manutenzione dei collegamenti con l'Europa. Due esempi. - Il traforo di base del Gottardo. Fra pochi anni l'opera entrerà in funzione scaricando sulla Lombardia una gran quantità di traffico ferroviario. Mancano pochi anni, ma la regione Lombardia non sa ancora dove localizzare l'interporto: se a Como,alla Malpensa, in Brianza o nel Lodigiano; come programmare la viabilità ed i servizi per superare l'imbuto di Milano. - SS. statale n. 36 del lago di Como e dello Spluga. Una volta partiva da Milano (Monza) e giungeva al Giogo. Oggi inizia a Cinisello e finisce al trivio di Fuentes. La parte valchiavennasca è stata declassata a strada di collegamento tra paesi. Per nostra fortuna i passi svizzeri (Maloia, Giulia, Bernina, galleria del Gallo) ci garantiscono i collegamenti anche in inverno, altrimenti la nostra valle sarebbe solo un catino senza uscite. Tutti i nostri amministratori dovrebbero fare un giro nel vicino Piemonte per osservare la quantità di lavori stradali, eseguiti negli ultimi trent'anni, su tutti i passi alpini.
Provincia, Comunità Montana e la stragrande maggioranza dei comuni sono ora governate da forze alleate e coese. Il PD e quello che resta della sinistra sarà per molto tempo impegnato a leccarsi le ferite. Si può pensare in grande, si può cominciare a far politica. Alla fin fine basterebbe iniziare dal tunnel di cresta a Montespluga. Lo potrebbe finanziare il Bim. |
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Rispondo anzitutto alla domanda sulla Comunità montana (CM), che mi mette un poco in imbarazzo per due motivi. Il primo è che non sono d’accordo con le condanne affrettate che accomunano in un pesante giudizio negativo tutte le CM da quando è esploso lo scandalo delle Comunità montane fasulle, sorte in riva al mare o al centro di ubertose pianure. Al contrario mi sembra che da noi le CM abbiano talvolta realizzato utili interventi, rimediando in qualche modo alle insufficienze o addirittura alle assenze di altre istituzioni. Valchiavenna e Valtellina – lo si ripete da decenni – non sono omogenee rispetto alla regione Lombardia, dalla quale profondamente differiscono non soltanto per l’asperità del territorio ma anche per le più deboli strutture socio-economiche. A mio giudizio questa nostra provincia avrebbe dovuto (e dovrebbe) godere di un’autonomia amministrativa come le altre province interamente alpine, o almeno di larghe deleghe di autogoverno da parte della regione. Mancando l’una e le altre, le CM svolsero, entro certi limiti, una specie di supplenza, di ricucitura delle lesioni e degli strappi causati dalla scarsa attenzione, o addirittura dal disinteresse, dei poteri centrali e regionali verso gli specifici problemi del nostro territorio. Mi sembrano invece più comprensibili altre critiche mosse alla nostra CM (come la burocratizzazione eccessiva e la “sindrome del mattone” rivelata dalle successive espansioni in nuove sedi). Rimango inoltre convinto, come ricorda l’amico Veronesi, che l’elezione diretta da parte dei cittadini degli amministratori delle Comunità avrebbe permesso di esercitare anche nei confronti delle CM quel controllo di fondo che discende soltanto dall’autorità del voto popolare. Purtroppo queste considerazioni sembrano vanificate - ed ecco il secondo motivo del mio imbarazzo - dalla recente dichiarazione (Il Giornale del 13 luglio) del ministro Brunetta secondo il quale a breve scadenza “tutte le Comunità montane saranno definitivamente eliminate”. Ma siano o no eliminate le CM, forse è proprio questo il momento in cui i nuovi amministratori (della provincia e dei comuni) dovrebbero cercare fra di loro un rapido accordo per impegnare finalmente la regione a discutere un piano organico di sviluppo dell’economia delle nostre valli.
Una breve risposta anche all’amico Luca Dei Cas, che ringrazio per aver aderito alla mia richiesta di spiegarci i motivi della sconfitta della sua lista. 1) Mi sembra di aver adesso capito che la frase di Mezzera: “2500 voti erano già decisi chiunque si candidasse” significava soltanto questo: già prima delle elezioni era “ampiamente prevedibile” -come spiega Dei Cas – “che Lega e PdL raccogliessero a Chiavenna circa 2700 voti”. Ampiamente prevedibile: difficile, dunque, convincere la gente a votarti quando sei sicuro di perdere. Già prima del voto i candidati della lista si saranno messi l’animo in pace sul risultato. È chiaro. Ma allora perché Flavio Mezzera scrive, raccontando la sua prima reazione alla “batosta” elettorale: “Ci sono rimasto male subito, mi sono incazzato, ma poi...ho capito, il voto era scontato, 2500 voti erano già decisi...”. E qui la logica va a picco: come poteva aver capito soltanto“dopo” il voto una cosa “ampiamente prevedibile” già “prima”? 2) L’amico Luca mi rimprovera di usare un’”acredine di altri tempi”. Ma dove? “Nella parte centrale dell’intervento”. L’accusa rimane troppo generica. Se mi userà la cortesia di esser meno ermetico, ne dibatteremo e, se necessario, farò anch’io l’autocritica. Caro Luca, tu mi informi poi che negli anni Settanta frequentavi l’asilo e le elementari. Ne sono lieto per te, anche se è un po’ crudele (sto scherzando, è ovvio) vantarsi di esser giovani con i vecchi, perché anche i giovani si troveranno vecchi prima di accorgersene. Purtroppo non capisco (forse proprio per colpa dell’età) neppure questo tuo riferimento agli anni Settanta, ai quali non mi sembra di accennare nel mio intervento. Puoi precisarlo? 3) Giusto e doveroso l’invito del presidente della SDO a rimanere nei limiti del dibattito. Si devono discutere gli interventi, non chi li propone. Si deve rispondere agli argomenti con altri argomenti e non con insinuazioni o insulti, che quasi sempre sono altrettanti tentativi di intimidazione. Altrimenti si imbocca una strada che di solito porta chi la percorre direttamente in tribunale. Attilio Pandini
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Come saprete essendo stato parte in causa della contesa elettorale ho evitato di “utilizzare “ il sito della SDO ma ora, sull’onda dell’esplicito invito formulato non certo da un supporter, trasgredirò sperando di non risultare fuori luogo. Nella parte di testo scritta in maiuscolo Attilio Panini sintetizza le elezioni 2009: vittoria della Lega e disfatta del PD. Come non essere d’accordo con queste due evidenti verità. Nel testo dell’intervento il nostro conosciuto socio mi chiede esplicitamente un commento sulla contesa municipale. Con la stessa sintesi credo si possa dire vittoria netta e voto politico sulla scia del risultato europeo. Non voglio entrare in polemica con chi dice di non aver capito ma l’intervento di Flavio Mezzera mi pare di una chiarezza cristallina. Se Lega e PDL raccolgono a Chiavenna, come ampiamente prevedibile, circa 2700 voti è del tutto scontato che, salvo candidature impresentabili, la lista sponsorizzata dai medesimi partiti parta “almeno” da quota 2500 voti come sostenuto da Mezzera. La candidatura di MDP, medico stimato ed apprezzato, non poteva che aumentare il divario (da 2700 in su). La parte centrale dell’intervento di Pandini mi pare risenta di un acredine d’altri tempi (fuori tempo massimo se mi si consente) che non intendo raccogliere (caro Attilio negli anni settanta io frequentavo l’asilo e poi le scuole elementari….). Dopo la netta sconfitta elettorale cosa faremo in municipio ? Certamente metteremo in atto una opposizione costruttiva, non ideologica, come costruttiva e non ideologica è stata tutta la nostra campagna elettorale. Abbiamo lanciato proposte, idee e suggerito modalità amministrative. Su questo ci confronteremo nei prossimi cinque anni avendo a cuore l’interesse dei chiavennaschi e quindi non spaventandoci di dare ragione alla maggioranza, se ragione l’avrà, ma nemmeno intimorendoci se riterremo di segnalare delle proposte, ovviamente a nostro avviso caro Attilio, non confacenti all’interesse comune. Vorremmo mantenere aperto un dialogo costruttivo senza però confonderci, ci mancherebbe altro, poiché, con la maggior parte dei consiglieri della maggioranza, siamo differenti, nei valori, nei comportamenti e nelle scelte. Spero però che, nonostante le diversità, si possano trovare dei punti di incontro nell’interesse della nostra città. In caso contrario ci limiteremo a fare la guardia affinché, anche da noi, qualche consigliere comunale di espressione leghista non suggerisca scompartimenti ferroviari (magari sulla Colico Chiavenna) separati per passeggeri bianchi e passeggeri neri!! |
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Alla fine dello scritto siglato M.T. che ha aperto il vostro dibattito sulle elezioni, si accenna, in modo per me abbastanza oscuro, alle vicende della Comunità montana della Valchiavenna e alla nomina del suo presidente e del suo direttivo. Mi è allora tornato alla mente di aver assistito qualche anno fa a una conferenza di Attilio Pandini in un circolo milanese, durante la quale egli fede pressappoco il seguente discorso: “I nostri comuni sono poveri, gran parte del loro bilancio è assorbito dalle spese correnti e dai servizi sociali. Per contro le Comunità montane, su cui non gravano quelle uscite istituzionali, dispongono di notevoli fondi. Ebbene – concludeva Pandini – si assiste da sempre a un assurdo paradosso: i cittadini si confrontano, talvolta aspramente, col loro voto per eleggere le (povere) amministrazioni comunali, mentre è invece loro proibito di scegliere con l’elezione diretta i consiglieri delle (ricche) Comunità montane”. Mi attendevo che nel suo contributo al dibattito Attilio Pandini intervenisse anche sul problema della Comunità montana, che invece ha ignorato. Vorrei sapere se si ripromette di scriverne in un prossimo intervento. Carlo Veronesi
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Di solito dopo le elezioni si fa l’analisi del voto. Per questo è necessario averne sott’occhio i risultati, sia pure nelle grandi linee.Partirei dunque da casa nostra, dalla Valchiavenna, per una ragione elementare. È vero, nelle scorse settimane abbiamo letto e ascoltato su tutti i grandi giornali, alla radio e alla tv, molti commenti sull’esito complessivo delle elezioni, sia per le province sia per l’Unione europea. Per contro, la stampa nazionale non si è impegnata, e non poteva farlo, nell’esame dei risultati elettorali della nostra valli. Quindi tocca a noi, ai cittadini di qui, ragionarci sopra, con modestia e pazienza. Mi sembra che proprio questa sia l’analisi più utile e produttiva.
LA VITTORIA DELLA LEGA NORD - Poiché finora nessuno su questo sito lo ha fatto, sono costretto a riassumere qui i dati fondamentali, sottraendo però un certo spazio all’analisi. Quei dati ci dicono che in Valchiavenna c’è stata la vittoria netta e imponente della Lega Nord che è andata vicino alla maggioranza assoluta (il 47,28%) nelle elezioni europee e ha raggiunto il 42,7% nelle provinciali. Nelle comunali la lista appoggiata dalla Lega e dal PdL ha raccolto a Chiavenna ben il 70,21% dei voti nonostante si manifestassero anche in diversi ambienti della maggioranza molte critiche all’amministrazione Pozzoli, e nonostante il candidato sindaco (poi eletto) affermasse ripetutamente di voler seguire la traccia di quella precedente amministrazione. (Ciò che potrebbe significare, e spero proprio non sia così, l’intenzione di continuare a disattendere le proposte e gli stimoli che vengono dalla gente e dalle associazioni, limitandosi all’ordinaria amministrazione. Ma ci sarà l’occasione per riparlarne). Anche per i voti in tutta la provincia di Sondrio la musica non cambia. Cito soltanto il dato delle europee: Lega al 41,5%, PdL 27%, totale 67,5%.
LA DISFATTA DEL PD - Grande sconfitto è dunque anche da noi il Pd, qui ridotto ai minimi termini: il 10,98% nelle europee in Valchiavenna; e in provincia, sempre nelle europee, il 14,2%. (Ormai liquefatta in Valchiavenna l’estrema sinistra: Rifondazione e comunisti it.1,49%, Sinistra e libertà 0.83%, Partito comunista dei lav. 0,38%). Nelle comunali di Chiavenna la lista patrocinata dal centro-sinistra ha poi subito uno dei peggiori naufragi, non raggiungendo neppure il 30% dei voti. (Fra parentesi: nel contributo di Mezzera non ho compreso il suo accenno ai 2500 voti “già decisi” prima delle elezioni. Urge chiarezza. Mi piacerebbe anche conoscere il parere degli esponenti politici della lista perdente, la candidata a sindaco e il presidente della nostra Società. Un tempo dalle loro parti l’autocritica era consigliata, se non obbligatoria). Un fatto è incontrovertibile: il Pd, partito democratico, che unisce gli ex Pci (poi Pds, poi Ds) di Dalema e Veltroni e gli ex Dc di Franceschini e Rutelli sta vivendo anche da noi una crisi profonda, qualcuno dice irreparabile, e in ogni caso è lontano dai risultati che un tempo raccoglieva il Pci da solo. Ciò è accaduto in tutta la fascia prealpina; e anche in tutta la Lombardia, sia pure con percentuali diverse. Dare la colpa di un simile tracollo al calo dei votanti sarebbe una misera scusa. Nelle europee, l’affluenza in provincia ha raggiunto il 71%, contro il 72,8% precedente: una piccola differenza. Diversa la situazione nei ballottaggi. Quasi dovunque, dove si tennero, la caduta della partecipazione fu vertiginosa e di solito a vantaggio, per es. a Milano, delle sinistre e non del centro-destra. (Ma qui mostra una delle sue non poche rughe di vecchiaia la nostra Costituzione, che invalida un referendum se non vota almeno il 50% più uno degli iscritti nelle liste, ma che al contrario giudica valida un’elezione anche con la partecipazione minoritaria dell’elettorato.. Ecco un altro argomento, la Costituzione, di cui troppo spesso si discute, per glorificarla o per esecrarla, con evidenti preconcetti ideologici.)
PERCHÈ LA LEGA NORD - Chi vuole sminuire la vittoria della Lega oggi parla di “localismo” , come se l’attenzione ai problemi della gente, alle esigenze del territorio non siano una componente essenziale della politica: una componente, a mio parere, colpevolmente sottovalutata per decenni dalla sinistra. Fino all’altro ieri quella sinistra accusava la Lega Nord di razzismo (le sigle sono cambiate, ma la regola stalinista di demonizzare gli avversari è dura a morire). E fino all’inattesa conquista del Comune di Milano da parte della Lega Nord (1993) la sinistra aveva irriso anche al federalismo. La “sorpresa” milanese la obbligò a un piuttosto disordinato dietro-front, e il federalismo diventò, almeno a parole, patrimonio comune anche dei cosiddetti progressisti (che d’altra parte con la stessa disinvoltura si erano nel frattempo convertiti anche al riformismo, un tempo disprezzata dottrina di socialisti e socialdemocratici, per questo da loro odiosamente definiti “socialfascisti”).Tutti federalisti, dunque: ma i nostri elettori sembrano adesso preferire la versione federalista proposta dalla Lega.
ALCUNI QUESITI - L’analisi della costante penetrazione della Lega Nord nelle nostre contrade dovrebbe tener conto, a mio giudizio, del fatto che la nostra società è ricca di storia e di memorie, ma soprattutto di emigrazione. Per troppi giovani delle nostre valli la prima libertà è purtroppo quella di partire a cercare altrove un lavoro. Inoltre, e tendiamo troppo spesso a dimenticarlo, la nostra economia locale dipende in parte notevole da un altro Stato, la Svizzera, che dalla fine della guerra rimane il principale datore di lavoro della provincia di Sondrio. Mi limiterò a proporre su questi temi soltanto alcuni quesiti, riservandomi di svilupparli in seguito:
- Quanto influisce sul voto dei nostri convalligiani la frequentazione della realtà svizzera con il suo federalismo, le sue autonomie comunali e regionali, la pratica dell’autogoverno a ogni livello della vita socio-politica?
- Se il voto alla lega Nord esprime anche un desiderio di autonomia, quanto esso viene alimentato dallo stato di degrado delle nostre infrastrutture - strade, ferrovie, strumenti turistici - e dal continuo confronto con quelle analoghe ma ben più efficaci delle province vicine, anch’esse alpine come la nostra ma autonome e libere di scegliersi il proprio modello di sviluppo? Mi riferisco ai Grigioni, al Trentino-Alto Adige, al Ticino, alla valle d’Aosta, ecc.
- Secondo molti economisti, la sola industria che ci permetta di sperare in un maggior benessere è quella turistica. Che cosa si deve fare concretamente per rilanciare da noi il turismo? Come si è potuto tollerare per decenni nel centro della Valle Spluga, a Campodolcino, quel mostruoso monumento all’antiturismo rappresentato dallo scheletro fatiscente del vecchio Hotel Posta? È poi giusto che nel bilancio di previsione 2009 del comune di Chiavenna si stanzino per il turismo, su uni bilancio totale di 9.665.610 euro, soltanto 58mila euro?
- In altri Stati si può chiedere il referendum su leggi di iniziativa popolare, da noi no, con il referendum si può soltanto annullare una legge. È giusto? In altri Stati si può chiedere il referendum anche sulle leggi tributarie e di bilancio. La nostra Costituzione invece espressamente lo impedisce. Ma in questo modo non si nega forse ai cittadini, che alimentano lo Stato con le imposte, di giudicare col voto diretto come vengono spesi i loro soldi?
- In altri stati federali i giudici sono eletti dai cittadini, oppure dal parlamento della provincia. La provincia, o regione, sceglie anche gli insegnanti e stabilisce i criteri di questa scelta. Da noi no. E poi: è giusto che da noi, nei borghi delle nostre valli, talvolta le sole due “autorità” autoctone, cioè del posto, siano il sindaco, eletto direttamente dai cittadini, e l’arciprete, che con la sua bimillenaria saggezza la Chiesa sceglie, se appena è possibile, nella stessa zona? Ringrazio dell’attenzione. E mi permetto di precisare che dialogherò, com’è mia abitudine, soltanto con chi firma col suo nome e cognome scritto per intero, come fa il vostro amico Attilio Pandini
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Faccio parte della lista Chiavenna di tutti, con entusiamo ho accettato la proposta della Bea. Mi sono ritrovato in un gruppo incredibile, giovane, vivace, sempre pronto all'ascolto e alle proposte di tutti. abbiamo lavorato per un mese senza soste con voglia e passione e... alla fine abbiamo preso una batosta 70, a 29 percento... Ci sono rimasto male subito, mi sono incazzato ma poi... ho capito. Per cambiare Chiavenna ci vorrà tempo e pazienza e solo costruendo si potrà partire su basi diverse.Il voto era scontato, 2500 voti erano già decisi chiunque si candidasse e sarebbero andati a destra con una maggioranza di2200 voti... Quindi c'era poco da fare. Errrori ne abbiamo sicuramente fatti, ma da qui si deve ripartire. Un'alternativa è possibile, sta a noi costruirla giorno dopo giorno, cominciando con i giovani che ora sono attratti solo dalle sirene della Lega. Sarà un lavoro lento e difficile, non mi spavento. Si dovrà sudare tanto ma, sono convinto che i risultati arriveranno. Io continuerò sempre a battagliare. Non mi spavento. Con calma, amicizia e pazienza ci riusciremo. Ciao a tutti, Flavio. |
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Elezioni 2009 (MT)
Data inserimento : 15 giugno 2009
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Ci viene da più parti richiesto di aprire su questo sito un ragionamento riguardo la recente tornata elettorale. Per tutti la sollecitazione da parte del socio Attilio Pandini. Diversi soci hanno del resto partecipato come candidati alle amministrative, a partire dal presidente. Tale partecipazione ha rivestito un carattere del tutto personale, come personali saranno i giudizi che in questa sede si vorranno esprimere contribuendo alla discussione. Come Società Operaia ci sentiamo autorizzati a proporre alcune valutazioni del voto di carattere oggettivo, legate alle motivazioni fondanti e che ancora ispirano il nostro sodalizio. Lasciamo, come detto, ai soci l’approfondimento, che auspichiamo ricco e vivace. Per prima cosa la partecipazione al voto: in Europa meno di un elettore su due si è recato alle urne. Un’affluenza in progressiva flessione, tornata dopo tornata. Più buono rispetto agli altri paesi il dato italiano, ma qui è evidente il trascinamento derivante dalla concomitanza delle amministrative. Di Europa si è infatti parlato poco, o niente. Del resto anche i temi locali sono stati affrontati in maniera piuttosto didascalica (più per le provincaili, un po’ menglio per i comuni). Il voto è stato orientato molto al valore di test di gradimento alle azioni dei vari governi. Cosa normale, ma che non dovrebbe rappresentare l’esclusività della motivazione di voto. In ogni caso allarma quello che appare come una vera e propria crisi della democrazia rappresentativa, ovvero il fatto che più della metà dei cittadini europei non ritengano nemmeno dover delegare alla politica, nelle sue articolazioni democratiche, le proprie istanze. Non di sola disaffezione si potrebbe trattare, ma anche di come si ritenga che le istituzioni influiscano ed intervengano ben poco sui problemi quotidiani dei cittadini, rispetto ad altre entità, su tutte l’economia reale. Di nostro potremmo aggiungere che una preoccupazione in più è data dal consenso assegnato, da chi a votare c’è andato, a quelle forze che meno affermano i valori legati ai diritti di cittadinanza ed alla solidarietà, ma anche esplicitamente orientate a quell’”euroscetticismo” che rischia di emarginare l’Europa, riducendone di parecchio il ruolo rispetto alle enormi sfide che ci aspettano. In più, in Italia, l‘affermazione ottenuta da forze politiche che sempre di più manifestano, attraverso i loro leader, insofferenza verso le istituzioni democratiche (es. ridicolizzazione ruolo del parlamento), ma anche per il libero ruolo dell’informazione. In relazione al dato amministrativo locale un paio di considerazioni, lasciando ai singoli commenti più approfonditi. Una decisa politicizzazione per le provinciali, con simboli di partito ed interventi di big nazionali, una rincorsa allo smarcamento dai partiti ed alla caratterizzazione “civica” alle comunali. In ogni caso un voto ben orientato: netta vittoria del centro-destra, con i maggiori consensi alla Lega. Quello che non è possibile condividere è la teorizzazione, operata in campagna elettorale, della necessaria uniformità ploitica delle amministrazioni. Tradotto: la convergenza politica tra i diversi livelli di istituzione apre la strada all’afflusso di risorse dal centro alla periferia. Ciò appare, oltre che antidemocratico, ricattatorio. Un primo banco di prova dell’autonomia delle amministrazioni comunali, guidate da liste “civiche”, è data dalla formazione dell’assemblea di Comunità Montana, ed in particolare dalla nomina di presidente e direttivo. |
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ULTIMO AGGIORNAMENTO 08 settembre 2010
N° COMMENTI :201
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